I CLASSICI DEL CISUSARDEGNA

MONTE SANT'ANTONIO (MACOMER) 26 APRILE 1984
  Caso indagato nel 1989


 


 




 

Monte Sant'Antonio è un ameno punto di ristoro situato a circa 7 Km ad Ovest di Macomer, in provincia di Nuoro. Tutta la zona è caratterizzata da un bosco in parte naturale, in parte artificiale, da contrafforti rocciosi e da zone recintate, attrezzate con panche e tavoli. La mattina del 26 Aprile 1984, una tipica giornata primaverile soleggiata con qualche nuvola, in occasione di una gita scolastica di una nutrita scolaresca (circa 300 persone tra ragazzi, professori e genitori) in località Monte Sant'Antonio, due auto precedettero di poco la partenza dei pullmans con alunni ed insegnanti, per iniziare i preparativi e per cuocere il cibo alla brace. La prima, un FIAT Fiorino, era guidato dal professor Federico V. con a bordo Alberto S., bidello della scuola. Sulla seconda, una Lancia Fulvia, viaggiavano la madre, la moglie e il figlio Pier Luigi del professor Felice C. (rimasto con gli altri alunni sul pullman), con alla guida Aldo C., un conoscente della famiglia e ospite della gita. Arrivati sul luogo intorno alle ore 10,30 il bidello badò a scaricare il Fiorino e a trasportare le vivande al barbecue, mentre il professor Federico V. si addentrò nel recinto per cercare della legna e fu allora che, stando alle sue dichiarazioni, udì degli strani rumori, come dei fruscii, accompagnati da strani bagliori tra gli alberi e notò che le cime degli alberi oscillavano parecchio, nonostante la giornata fosse poco ventilata, "Come un elicottero che, quando sta per atterrare in una zona alberata, muove tutte le chiome". Pensando al rumore dei pullmans in arrivo, segnalò la cosa al bidello che, impegnato a preparare le vivande, la liquidò come rumori causati probabilmente da cinghiali, peraltro non abituali nella zona. I passeggeri dell'altra auto, che nel frattempo avevano parcheggiato più avanti, nello sterrato che separa i recinti indicati con le lettere "B" e "C" nella cartina, s'intrattennero nei dintorni, ammirando l'ambiente e chiacchierando tra loro. Dopo un certo tempo, mentre il bidello stava già cuocendo la carne sul barbecue e le due donne continuavano la loro passeggiata, il piccolo Pierluigi e il signor Aldo si avvicinarono al bidello per vedere cosa stesse cucinando ma, dopo aver scambiato alcune frasi, decisero di continuare l'escursione nei pressi per ammirare la natura ed eventualmente scattare qualche foto. Ad un certo punto percepirono degli strani rumori secchi, come colpi d'accetta contro un albero e fu allora che svolgendo lo sguardo, videro sporgere da un basso cespuglio e ad una distanza valutata non più di 7-8 metri, uno strano essere. L'aspetto dell'essere era di tipo umanoide ed era molto basso (tra il metro e il metro e venti) e robusto. Dal cespuglio sporgevano la testa e la parte superiore del corpo e pertanto, non fu possibile osservare né il tronco né gli arti inferiori. In testa aveva un casco grigio metallico, tutto ornato di "punte" dorate e di lamelle anch'esse gialle ma con una certa iridescenza. Spiega Pierluigi: " Era come un elmetto romano che ricopriva tutta la faccia, sembrava una pentola rovesciata con dei chiodi infilati e con delle foglie metalliche intorno" e l'iridescenza era "Come certe figurine, in carta metallizzata che cambiano colore col movimento e l'inclinazione con cui si osservano". Le "punte" erano abbastanza lunghe (circa 4-5 centimetri), più numerose delle lamelle e si trovavano distribuite per tutto il casco. Nel casco vi erano inoltre, due fori in corrispondenza degli occhi, piccoli e rotondi dei quali però, non é stato possibile percepire il colore. Totalmente assenti sia la bocca sia il naso. Il casco e la tuta formavano un tutt'uno nel senso che non é stato notato alcun segno di congiunzione. La tuta era di colore grigio molto chiaro, tipo amianto. La zona dell'incontro, secondo il sopralluogo effettuato dagli inquirenti con il giovane Pierluigi, si presentava come una camera semicircolare delimitata a sinistra da una fitta schiera di alberi, a destra dal boschetto che occupa buona parte del recinto "B" e di fronte una siepe larga otto metri, costituita da rovi, arbusti e felci, la cui altezza andava dai 90-100 centimetri nella parte più bassa, sino al metro e ottanta. L'osservazione fu compiuta contemporaneamente dai due testimoni e il signor Aldo, molto turbato, chiese al bambini se stava vedendo quello che vedeva lui. Pierluigi invece lo incitò ad usare la macchina fotografica che portava a tracolla per scattare una foto all'essere, ma l'uomo non riuscì a staccare la macchina fotografica dal corpo, come se fosse improvvisamente diventata molto pesante e allora desistette. L'entità intanto sollevò una mano da sotto il cespuglio e con l'altra compié un'azione simile allo scrivere, senza che fosse possibile non osservare nessun particolare oggetto, come se stesse scrivendo sopra la mano stessa. Le dita parevano anch'esse metalliche, ma non era stato possibile stabilirne il numero. Mentre compiva quest'operazione continuava a fissare i due testimoni. Nel frattempo il signor Aldo tentò altre volte di sollevare la macchina fotografica, senza però riuscirvi.
Improvvisamente l'entità, con lo sguardo sempre fisso sul signor Aldo e Pierluigi, dilatò gli occhi ed entrambi si sentirono come sollevare da terra o in ogni modo, provarono una sensazione di gran leggerezza. Ricorda Pierluigi: "Quando mi sono sentito sollevare ho guardato i piedi e i piedi erano per terra... però vedevo tutto più basso. Mi sentivo come se fossi più alto...".
Anche il signor Aldo si spaventò e comunicò il suo stupore al bambino di cui condivideva la sensazione di levitazione, di "Sentirsi in aria". "Il signor Aldo mi ha abbracciato - ricorda ancora Pierluigi - e mi ha detto: - dimmi se sono in aria ! invece era per terra... -  Aldo fece quindi un altro tentativo di sollevare la macchina fotografica, questa volta con successo, ma nel momento di scattare la fotografia si accorse che l'entità non c'era più, era come scomparsa all'improvviso. Durante l'apparizione nel bosco calò un silenzio irreale: secondo la testimonianza di Pierluigi, cessò ogni rumore e gli uccellini che prima cinguettavano, smisero di cantare. Secondo il ragazzo, l'avvistamento durò diversi minuti.
Scomparsa l'entità, sia il signor Aldo sia Pierluigi, comprensibilmente terrorizzati, si diressero correndo verso il bidello, gridando: "L'UFO ! L'UFO ! Abbiamo visto l'UFO !", ma il bidello, pur avendo percepito le grida dei due, non dette loro retta in quanto preoccupato a cucinare la carne. In quello stesso istante il ragazzo percepì una specie di sibilo, simile a quello di un aereo in fase di decollo e rivoltando lo sguardo verso la zona da cui proveniva il rumore, vide ad un'altezza di circa 4 metri dal suolo, un grande disco che lentamente, si stava sollevando.
Esso appariva come un piatto con una leggera curvatura nella parte superiore. Nel sollevarsi assunse una forte inclinazione perciò fu possibile osservarne sia la parte inferiore, che appariva di colore rosso sangue e in cui si notavano delle macchie scure come di bruciato, sia il contorno poligonale. La parte superiore, appena percettibile, appariva invece molto chiara. Dopo pochissimi istanti, mantenendo costantemente l'inclinazione, l'oggetto sfrecciò via in direzione Est - Nord - Est. Questa osservazione durò circa una ventina di secondi. Proprio in questa fase arrivarono i pullmans (il parcheggio dista dal luogo dell'avvistamento circa 200 metri). Alunni, bidelli ed insegnanti, entrarono nel recinto alla ricerca di un posto dove sistemarsi. Il ragazzo, scorto il padre, gli andò incontro per raccontargli la sua esperienza. Il terrore manifestato dal bambino e dall'adulto, creò uno stato di tensione  tra i presenti, in particolare modo tra i ragazzi.  Ciò spiegherebbe la reazione negativa, anche in seguito manifestata dal professore incaricato di sostituire quel giorno il capo d'Istituto, che si trovò investito di una grande responsabilità: - Ho dovuto sudare sette camicie, per rimettere ordine... - affermò l'insegnante, nel corso di un colloquio telefonico. Per sdrammatizzare la situazione e riportare un po' di serenità nell'ambiente, si scelse la soluzione più comoda: tacciare di bugiardo il bambino e far dell'ironia sull'adulto, con la conseguenza che il signor Aldo, persona seria e riservata, anche in seguito rifiutò categoricamente di rilasciare qualunque dichiarazione in merito all'accaduto. Dopo varie discussioni tra i presenti sulla veridicità o meno dell'accaduto, fu effettuato un sopralluogo nel punto in cui era stata osservata l'entità, per una maggior conferma delle dichiarazioni dei testimoni. Vi parteciparono Pierluigi, il padre, il professor Federico V. e, in un secondo tempo, il facente funzioni di preside.
Dietro la siepe in cui era comparso l'essere, vi era uno spiazzo di circa otto metri di diametro e in lui fu rinvenuta una traccia quasi circolare (ma non un cerchio perfetto) di circa 4 metri di diametro in cui l'erba appariva ingiallita e schiacciata o bruciata, secondo le testimonianze, mentre tutt'intorno era normale e verde. All'interno del settore bruciato furono rinvenuti due solchi paralleli distanti tra loro circa un metro e mezzo, lunghi circa due metri e profondi oltre un centimetro; ciascuno aveva la larghezza della gomma di una grossa moto. Questi solchi iniziavano e terminavano in modo netto. In prossimità della siepe, proprio nel punto in cui comparve l'entità, Pierluigi osservò cinque grosse impronte di scarpe: due erano orientate verso la siepe, tre verso il settore bruciato. Dopo aver osservato le tracce gli insegnanti e Pierluigi si sedettero a tavola, ma sia il bambino sia Aldo C. non mangiarono quasi nulla, ancora fortemente scossi per l'accaduto.
Dopo pranzo, su invito del professor Federico V., i due testimoni e il padre di Pierluigi si recarono in auto a Macomer, per comunicare il "fatto" al corrispondente locale del quotidiano L'Unione Sarda, ma trovarono l'ufficio chiuso.